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Il bacio più politico della storia

  • Immagine del redattore: A.G. Fadini
    A.G. Fadini
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  • Tempo di lettura: 3 min

Autore  

Francesco Hayez

Data - 1859

Commissionata da Alfonso Maria Visconti

Il titolo completo è «Bacio Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV»

Dimensioni - cm 88x 112

Tecnica - Olio su tela

Conservata a Milano presso

La Pinacoteca di Brera.

 

Francesco Hayez (1791-1882)

nacque a Venezia dove frequentò l’Accademia di Belle Arti. Si trasferì a Milano, città in cui trascorse gran parte della sua carriera artistica. Divenne insegnante dell’Accademia di Brera e formò molti artisti di valore. La sua pittura risente dello stile veneziano pieno di luce e colore. La sua pittura, precisa e dettagliata, risponde ai dettami del “Neoclassicismo”. Hayez, però, si può definire a buon titolo uno dei maggiori rappresentanti del romanticismo italiano.

“Il Bacio” è il suo quadro più famoso.


 

Una doppia chiave

di lettura

 

Il quadro, apparentemente chiaro e semplice nel suo significato, racconta due diverse storie possibili: una d’amore e l’altra “patriottica politica”.

Hayez dipinge un uomo e una donna al centro della scena, abbracciati in un bacio appassionato.

Lo sfondo ricorda un edificio medioevale e sulla destra inizia una scala dove, sul primo gradino, il giovane appoggia il piede. Sulla sinistra un’apertura ad arco dove, in basso, si distingue un’ombra non ben definita.

L’uomo porta un mantello che lascia intravedere un pugnale, una giubba verde (si vede un pezzo di manica del braccio destro), un cappello “all’Ernani” e calzamaglia rossa.

La donna porta un bellissimo abito celeste che, malgrado il titolo, è tutt’altro che trecentesco. La straordinaria resa del tessuto è una prova di virtuosismo eccezionale e un tributo allo stile veneziano, che Hayez imparò da giovane nella sua città natale. La scena mostra, dunque, il trasporto passionale tra un soldato, forse in partenza per la guerra, e la sua amata.

 

Il romanticismo italiano è un movimento culturale e artistico che si sviluppò nel XIX secolo in Italia. Fu una reazione al razionalismo e al classicismo dell’epoca neoclassica, e si caratterizzò per l’esaltazione delle emozioni, dell’individualità, della passione e dell’immaginazione.

Il romanticismo italiano si differenziò rispetto ai movimenti romantici europei perché fu influenzato dai movimenti di indipendenza nazionale e di risorgimento che cercavano di unificare l’Italia come nazione.

I temi ricorrenti nel romanticismo italiano includevano la passione amorosa, la nostalgia, la patria, l’individualismo e la natura, ispirandosi a eventi storici, leggende e opere letterarie italiane.

 

Alcuni particolari, però, ci danno la possibilità di costruire un altro racconto. Il quadro fu realizzato nel 1859 nel pieno dei moti e delle guerre per l’indipendenza dell’Italia dal dominio asburgico. In quel periodo la Francia era alleata dell’Italia e i colori del quadro sono quelli delle due bandiere: rosso, verde, blu e bianco. Il cappello, che noi tutti oggi riconosciamo come quello degli alpini, era indossato dai briganti meridionali dell’Ottocento. Il nobile Ernani, protagonista dell’opera di Giuseppe Verdi, nella lotta contro il tiranno lo usa per camuffarsi, appunto, da bandito.

Il cappello con la penna nera si diffonde a tal punto che diventa il simbolo delle lotte risorgimentali.


Proprio a Milano durante le 5 giornate del 1848 gli insorti indossarono il cappello piumato in segno di sfida.

La borghesia milanese interpretò subito in questo senso la tela di Hayez; così l’uomo diventa un patriota in fuga che indugia in un bacio di commiato alla propria compagna. prima di fuggire e combattere per l’unità d’Italia. E l’ombra minacciosa alla sinistra del quadro, oltre che proporre un’atmosfera di mistero e inquietudine, può ben rappresentare la sagoma di una spia.


Triste presentimento di Giacomo Induno
Triste presentimento di Giacomo Induno

 

A riprova di questa lettura politica della tela c’è un altro quadro di Gerolamo Induno intitolato “Triste presentimento” dove, in mezzo a molti simboli patriottici, il pittore ha ripreso proprio il “Bacio di Hayez”, che si può vedere bene in risalto sulla parete in fondo, a sinistra della ragazza.

Il quadro ebbe un successo strepitoso tanto che Hayez personalmente ne dipinse altre 3 versioni, con alcuni particolari diversi, oltre a quella della Pinacoteca di Brera, che possiamo definire come “l’originale”.


Oltre al soggetto, alla composizione e ai simboli risorgimentali, il quadro attrae per la perizia tecnica nel dipingere la gonna della donna. Si racconta che Pablo Picasso, di fronte al quadro, fu preso dall’impulso di toccarlo per sincerarsi che fosse solo dipinto. Anche il produttore dei “Baci Perugina” si ispirò a questo quadro e ne fece icona dei suoi cioccolatini.



 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

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