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Giotto, Anna e Gioacchino

Incontro di Gioacchino e Anna alla Porta Aurea


L’immagine illustra un episodio della vita dei genitori di Maria. I due anziani coniugi si incontrano alla porta di Gerusalemme al rientro di Gioacchino.


L’uomo era stato cacciato dal Tempio di Gerusalemme perché era sterile e gli uomini sterili erano considerati privi della benedizione divina e indegni di frequentare un Tempio. Così, Gioacchino si ritira nel deserto insieme ad alcuni pastori.

Un angelo, però, annuncia sia a lui sia ad Anna, che sposandosi avranno una figlia, Maria, e lo convince a tornare.


anna e gioacchino si incontrano alla porta d'oro - Giotto

Gioacchino indossa un pesante e ampio mantello rosa e una aureola dorata intorno al capo.


I suoi capelli e la sua barba sono ormai grigi e la sua apparenza è quella di un uomo maturo, per mettere in risalto ancor di più il miracolo di essere divenuto fertile.

Dietro si vede un pastore che lo accompagna.

Anna è accorsa ad accoglierlo insieme a delle donne.


Saluta quindi il marito con un bacio e un abbraccio.


Il particolare di questa scena è un capolavoro di delicatezza e verità, osservate gli sguardi dei due innamorati e il tenero bacio accompagnato dal gesto naturale di Anna che si china lievemente, per circondare la nuca di Gioacchino con la sua mano destra e posare la sinistra sulla sua guancia, mentre lui le abbraccia le spalle.


Un “bacio” che non ha nulla da invidiare a quello di Hayez e di Klimt, anzi… la compostezza delle figure aiuta a indirizzare i nostri pensieri verso la profondità del sentimento, che non ha bisogno di gesti o movimenti teatrali: esiste, invincibile e gentile, oltre ogni difficoltà.


Persino le due aureole si uniscono e diventano “il contrario di uno”.

Le donne dietro Anna indossano vesti lunghe fino ai piedi e una di loro tiene un mantello piegato tra le braccia. Il loro livello sociale è indicato dal tipo di veste che indossano.


L’incontro avviene su di ponte a schiena d’asino, poco fuori le mura. La porta della città di Gerusalemme è sormontata da un arco dorato, simbolo dell’arcobaleno.


Si apre nelle mura, affiancate da due torrioni difensivi. Alla sommità della facciata, inoltre, sono dipinti dei merli ghibellini o papali, che hanno la caratteristica forma a coda di rondine.


L’architettura non è proporzionata e non è ancora visivamente esatta. Bisogna aspettare il 1400 con Filippo Brunelleschi e Piero della Francesca per avere le regole precise e ancora attuali della prospettiva lineare.


Il taglio della figura del pastore a sinistra crea una suggestione di continuità spaziale, ovvero con questo espediente Giotto suggerisce che la scena continua oltre il bordo del dipinto, così come secoli dopo faranno i fotografi.


Tra Anna e Gioacchino e le figure al seguito di Anna c’è una donna vestita di nero: è simbolo della vedovanza, la condizione subita da Anna fino a quel momento.

 
 
 

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